Dolore cronico e cervello

dolore cronico e cervello
Che relazioni ci sono tra dolore cronico e cervello?

In questo post vedremo come molti meccanismi cerebrali possono rafforzare e amplificare l’esperienza di dolore cronico e renderla un’abitudine consolidata anche in assenza di giustificati stimoli corporei. Al tempo stesso è possibile imparare ad indebolire l’attività cerebrale dedicata all’elaborazione del dolore, e quindi trovare sollievo.
Un’audio, alla fine del post, ti darà modo di mettere in pratica quanto scritto.

Pare che in Italia il 24% delle persone adulte soffrano di dolore cronico. Questo significa circa 10 milioni di Italiani. Le donne sono mediamente più colpite degli uomini, e il divario tra i due sessi all’inizio è minimo e aumenta con l’età. Dopo i 60 anni, infatti, circa il 65% delle persone che soffrono di dolore cronico sono donne.
Auspicabilmente nei prossimi anni assisteremo alla diffusione di un approccio maggiormente multidisciplinare alla gestione del dolore cronico, che sta diventando un grande problema, per altro in crescita, per la nostra società.

In tale ottica multidisciplinare, è utile farsi domande sul ruolo del sistema nervoso nella gestione ed elaborazione del dolore cronico.
Che relazione c’è tra dolore cronico e cervello?

Il dolore, infatti, non è solo un fatto fisico ma coinvolge attivamente il sistema nervoso che lo elabora e lo può amplificare nel tempo attraverso meccanismi di sensibilizzazione. Per il nostro sistema nervoso anche il dolore è una informazione e come tale viene trattata.
Il cervello, in sostanza, può essere “allenato” ad elaborare il dolore cronico e può renderlo intenso e persistente anche in assenza di danni ne giustifichino l’intensità.

Le differenze tra dolore cronico e acuto

Per il nostro sistema nervoso esiste una gran differenza tra dolore cronico e acuto, il modo in cui il primo e il secondo sono elaborati è decisamente diverso. Chiariamone alcune distinzioni:

Il dolore acuto è relativamente breve ed insopportabile. Non è un dolore adattativo, non si modifica. Ha una natura maggiormente neuropatica e comporta un problema funzionale.

Il dolore cronico dura a lungo, più di 6 mesi ed è tendenzialmente sopportabile. È adattativo, non è sempre uguale a se stesso. Coinvolge maggiormente i nocicettori, i recettori del dolore, ed è di natura infiammatoria.

La differenza probabilmente più rimarchevole è data dal fatto che il dolore acuto coinvolge una minima parte di sistema nervoso, se paragonato al dolore cronico. Pensiamoci: sbattere fortemente con l’ultimo dito del piede contro uno spigolo, cioè un dolore che fa vedere le stelle, è un’esperienza meno intensa, per il nostro sistema nervoso, di un dolore alla schiena persistente e continuo nei mesi ma tutto sommato sopportabile.
Per il cervello il dolore cronico è come un grande incendio che continua ad autoalimentarsi.

Dolore cronico e cervello: cosa succede nel sistema nervoso

Teniamo a mente che il nostro sistema nervoso è adattativo: cioè impara a fare meglio ciò che fa più spesso. Quali sono pertanto le attività legate all’elaborazione del dolore?

  • Sensibilizzazione centrale. Le aree del cervello che elaborano il dolore (come la corteccia somatosensoriale, l’insula e la corteccia cingolata anteriore) diventano più attive e più reattive, amplificando la sensazione dolorosa. È come se il “volume” del dolore venisse alzato.
  • Memoria del dolore. Il sistema nervoso impara a riconoscere il dolore come un segnale abituale. Strutture come l’amigdala e l’ippocampo, che gestiscono le emozioni e la memoria, associano il dolore a certe situazioni, aumentando l’ansia e la paura del dolore stesso. Questo può portare a un circolo vizioso: più si teme il dolore, più il cervello lo percepisce forte.
  • Disconnessione dai meccanismi di sollievo. Il cervello ha sistemi naturali per ridurre il dolore, come la produzione di endorfine (gli “antidolorifici” naturali). Nel dolore cronico, questi sistemi diventano meno efficaci, e il cervello fa più fatica a “spegnere” il dolore.

In poche parole il dolore cronico può diventare una sorta di rumore di fondo sempre presente, che il nostro cervello elabora senza pausa. Può trattarsi, di una compagnia così presente nella propria vita, da non sapere più cosa significhi sperimentarne l’assenza. Chi soffre di dolore cronico fa purtroppo una certa fatica ad immaginarsi un’esistenza senza dolore.

La buona notizia

La buona notizia è che il sistema nervoso può essere rieducato, anche a indebolire il dolore o a dimenticarsi di esso.
È possibile procurare degli stimoli che, se opportunamente ripetuti, insegnino al cervello ad uscire dal circolo vizioso del dolore.
Come? Dedicandosi ad attività che entrino in competizione con quelle dolorose, e richiedano alle stesse aree cerebrali coinvolte nel dolore, di fare altro.

Dolore cronico e cervello possono essere “sganciati” con attività corporee che utilizzino la sensibilità di chi ne soffre – troppo spesso impegnata a prestare attenzione al dolore – per percepire il corpo in maniera non abituale, e associare uno stato di calma o di piace interiore con questo ascolto di sé.

Gli ingredienti necessari

Per indebolire il forte legame che si è creato tra dolore cronico e cervello abbiamo bisogno di:

  • Ridurre gli stimoli e l’attività di base: sdraiamoci comodamente su un tappetino in assenza di forti rumori o forte luce puntata sugli occhi.
  • Usare una combinazione di percezione e immaginazione per imparare a conoscere meglio il proprio scheletro, direzionando l’attenzione sul corpo.
  • Fare movimenti dapprima piccoli, poi via via più elaborati e funzionalmente rilevanti, in modo che nessun movimento possa risvegliare il dolore o richiamarlo.
  • Dedicare del tempo all’attività possibilmente tutti i giorni, se possibile per più di venti minuti.
Un audio per te

Purtroppo da soli è estremamente difficile guidarsi in questa esperienza che ha l’obiettivo di creare delle abitudini non dolorose che piano piano tolgano terreno al dolore, per “ricablare” il cervello.
Ho pensato di darti la possibilità di sperimentare in maniera estremamente semplice quanto scritto nel post, con un audio molto breve che puoi seguire per conto tuo e sperimentare in prima persona le relazioni tra dolore cronico e cervello.
È un’esperienza introduttiva alla pratica, non bastano dieci minuti una tantum per dare un miglioramento, ma il miglioramento è dato da tanti “dieci minuti” sommati tra loro.

L’audio è composto da un minuto e mezzo introduttivo e dai restanti minuti da seguire da sdraiati.

Se hai commenti, richieste o suggerimenti non esitare a lasciare un commento o a scrivermi in privato.

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L’immagine del post è presa dalla divulgazione del dottore e ricercatore in neuroscienze Michael H. Moskowitz, il quale è considerato tra le massime autorità in questo campo della competizione neuroplastica legata al dolore. La sua esperienza ha mostrato una forte competizione tra aree cerebrali dedicate alla visualizzazione e all’elaborazione del dolore cronico, da cui l’importanza dell’elemento immaginativo da accompagnare alla percezione del corpo in movimento e nella quiete. Nel famoso libro “Le guarigioni del cervello” di N. Doidge un intero capitolo è dedicato a Moskowitz.

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